Discussione:
Passione di Gesù: domanda semplice semplice... (elementi primitivi dello studio della crocifissione)
(troppo vecchio per rispondere)
Sabato
2004-04-06 15:31:03 UTC
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Carissimi,

classica domanda semplice semplice:
supponendo che la narrazione dei Vangeli sia interamente attendibile (non
voglio affrontare l'argomento) com'è possibile che lo stesso popolo che
acclama Gesù e ne festeggia l'ingresso trionfale, pochi giorni dopo ne
decida la morte addirittura automaledicensosi ("Il suo sangue ricada su noi
e sui nostri figli") pur di ottenerla?

Io una idea l'avrei, ma vorrei sentire la vostra...(non quella di Gibson che
evidentemente non é sfiorato dal problema visto che la folla ebrea del film
é unanime ed uniforme nella condanna senza una sola eccezione anche
pallida...il che la dice lunga:-)))

Un caro saluto,

Sabato SCala
http://www.iltredicesimoapostolo.3000.it
Sasaeanna
2004-04-06 15:40:51 UTC
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Post by Sabato
Carissimi,
supponendo che la narrazione dei Vangeli sia interamente attendibile (non
voglio affrontare l'argomento) com'è possibile che lo stesso popolo che
acclama Gesù e ne festeggia l'ingresso trionfale, pochi giorni dopo ne
decida la morte addirittura automaledicensosi ("Il suo sangue ricada su noi
e sui nostri figli") pur di ottenerla?
Io una idea l'avrei,
Anche io!! Gesù non fu crocifisso ma liberato per volere del popolo
Praticamente i vangeli canonici hanno *diviso* Gesù e Bar Abba ( Figlio del
Padre) mentre erano la stessa persona ^_^

Oddio..ora corre di nuovo il branco all'assalto :-))


ma vorrei sentire la vostra...(non quella di Gibson che
Post by Sabato
evidentemente non é sfiorato dal problema visto che la folla ebrea del film
é unanime ed uniforme nella condanna senza una sola eccezione anche
pallida...il che la dice lunga:-)))
Troppo lunga...lunga come 2000 di menzogne :-)
Post by Sabato
Un caro saluto,
Sabato SCala
Ciao Sabato!!
Anna
Post by Sabato
http://www.iltredicesimoapostolo.3000.it
panurgo13
2004-04-06 15:45:50 UTC
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Post by Sabato
com'è possibile che lo stesso popolo che
acclama Gesù e ne festeggia l'ingresso trionfale, pochi giorni dopo ne
decida la morte
Semplice, si erano tutti sbronzati al Bar Jona.

panurgo13
"Fay ce que vouldras"
http://www.bloggers.it/panurgo13/

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Annarella
2004-04-06 15:58:05 UTC
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Post by panurgo13
Post by Sabato
com'è possibile che lo stesso popolo che
acclama Gesù e ne festeggia l'ingresso trionfale, pochi giorni dopo ne
decida la morte
Semplice, si erano tutti sbronzati al Bar Jona.
Ma si parla di Pasqua ebraica ed invocavano la morte in aramaico vero ?
Perchè ormai con tutte ste novità tra un po' mi uscirà che Barabba era
un Elohim e Pilato ha fondato Rennes le Chateau.
Per non parlar del Cireneo che era notoriamente di Asti.

Annarella
Sasaeanna
2004-04-06 16:05:36 UTC
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CVD :-))
horux
2004-04-06 17:48:28 UTC
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Post by Sabato
supponendo che la narrazione dei Vangeli sia interamente attendibile (non
voglio affrontare l'argomento) com'è possibile che lo stesso popolo che
acclama Gesù e ne festeggia l'ingresso trionfale, pochi giorni dopo ne
decida la morte addirittura automaledicensosi ("Il suo sangue ricada su noi
e sui nostri figli") pur di ottenerla?
perchè i Giudei vedevano il Messia in chiunque si metteva alla testa di
gruppi di persone che prendevano le armi contro i Romani

Quando invece queste persone venivano catturate e crocefisse è chiaro che a
loro non importava niente perchè appunto se era stato sconfitto non era il
Messia

Poi i Vangeli non sono testi di storia e sono stati scritti molto tempo dopo
i presunti fatti che raccontano e si capisce lontano un chilometro che sono
opera di fantasia

L'Imperatore Giuliano diceva,,"si parla di questo Gesù da una trentina
d'anni."
Infatti i Cristiani fino al IV secolo non adoravano Gesù Cristo come oggi ma
l'Orante, il Buon Pastore , il Pesce

Però dopo Costantino avendo un certo seguito anche se minoritario dovettero
escogitare qualcosa per inventarsi un Dio per farlo adorare ai loro seguaci

Ecco quindi che misero insieme 2 figure
Il combattente contro i romani morto crovefisso e una specie di
filosofo-rabbi sulla bocca del quale misero le parabole che circolavano da
secoli in medio oriente, un po di filosofia neoplatonica, e come diceva
sempre LìImperatore Giuliano un po di stregoneria giudaica che si ritrova
nel culto dei cadaveri

Infatti l'imperatore diceva...."I Cristiani adorano il cadavere di un uomo
al quale hanno aggiunto innumerevoli altri cadaveri intorno ai quali
costruiscono templi....."
E sappiamo che questo è assolutamente vero

ave
Annarella
2004-04-06 18:42:42 UTC
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Post by horux
L'Imperatore Giuliano diceva,,"si parla di questo Gesù da una trentina
d'anni."
Horux .. se ogni tanto ti dedicassi a della *sana* letteratura romana ..

Tacito, Annali, XV, 44, 2-55
Ma né soccorso umano, né largizione imperatoria, né sacrifizi agli dèi
valevano a soffocare la voce infamante che l’incendio fosse stato
comandato. Allora, per troncare la diceria, Nerone spacciò per colpevoli
e condannò ai tormenti piú raffinati quelli che le loro nefandezze
rendevano odiosi e che il volgo chiamava cristiani. Prendevano essi il
nome da Cristo, che era stato suppliziato ad opera del procuratore
Ponzio Pilato sotto l’impero di Tiberio: e quella funesta superstizione,
repressa per breve tempo, riprendeva ora forza non soltanto in Giudea,
luogo d’origine di quel male, ma anche in Roma, ove tutte le atrocità e
le vergogne confluiscono da ogni parte e trovano seguaci.
Post by horux
Infatti i Cristiani fino al IV secolo non adoravano Gesù Cristo come oggi ma
l'Orante, il Buon Pastore , il Pesce
Aheem forse perchè la croce non era vista di buon occhio ? E cosa vuol
dire il pesce ?
Ricapitoliamo il pesce è l'acronimo di ... ?
Post by horux
Però dopo Costantino avendo un certo seguito anche se minoritario dovettero
escogitare qualcosa per inventarsi un Dio per farlo adorare ai loro seguaci
Ah ecco .. un po' tipo partito politico.
Post by horux
Ecco quindi che misero insieme 2 figure
Il combattente contro i romani morto crovefisso e una specie di
filosofo-rabbi sulla bocca del quale misero le parabole che circolavano da
secoli in medio oriente, un po di filosofia neoplatonica,
Insomma fecero un po' di sano sincretismo.
Post by horux
e come diceva
sempre LìImperatore Giuliano un po di stregoneria giudaica che si ritrova
nel culto dei cadaveri
Oh .. quella di essere una strega mi mancava. Almeno in senso religioso.


Annarella
horux
2004-04-06 19:49:03 UTC
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Post by Annarella
Tacito, Annali, XV, 44, 2-55
Questo passo è considerato un falso dell'epoca medievale fatto da qualche
monaco
lo scopo era quella di far credere che era Roma la vera sede del
Cristianesimo in quanto li vi erano state le prime persecuzioni sotto
Nerone, il quale nemmeno li conosceva i Cristiani ma conosceva gli Ebrei
Come del resto l'imperatore Claudio che ne espulse parecchi perchè facevano
casino
Quindi all'inizio non esistevano i Cristiani ma gli Ebrei e le loro sette
tipo gli Zeloti
Post by Annarella
Ah ecco .. un po' tipo partito politico.
Si molto politico, molto antiromano

e per riportare le parole di Celso:

"i Cristiani si diedero da fare per costruire la figura di un mago che,
qualora fosse veramente esistito, poteva tuu'al più essere quella di tanti
ciarlatani che avevano persorso la Palestina imbrogliando la gente"

ave
Annarella
2004-04-06 19:52:31 UTC
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Post by horux
Post by Annarella
Tacito, Annali, XV, 44, 2-55
Questo passo è considerato un falso dell'epoca medievale fatto da qualche
monaco
Mi dai le fonti di questa tua affermazione ?

Annarella
horux
2004-04-06 20:17:19 UTC
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Post by Annarella
Post by horux
Questo passo è considerato un falso dell'epoca medievale fatto da qualche
monaco
Mi dai le fonti di questa tua affermazione ?
Annarella
storico della Chiesa Duchesne (1843-1922)

Hermann Schiller dichiara che tutto ciò che Tacito ha scritto dei martiri cristiani è falso.

Annali della Facoltà delle Lettere" di Bordeaux, l'Hochart afferma che il paragrafo tacitiano relativo ai cristiani era un'aggiunta fattavi nel medioevo.

Nel 1900 il prof. Carlo Pascal dell'Università di Catania ha pubblicato un opuscolo (L'incendio di Roma e i primi cristiani) che ha fatto molto scalpore: in esso l'autore sostiene questa doppia tesi: 1° Nerone non fu autore dell' incendio di Roma; 2° Veri autori furono i cristiani o per lo meno alcuni cristiani fanatici.

C.Pascal, Nerone storia e leggenda, rist.an. Melita 1987), del coinvolgimento reale di cristiani fanatizzanti (apocalittici ecc.), che si confessarono autori e denunciarono gli altri compagni (Pascal, pp.316ss.; oggi pure M.Fini, Nerone, duemila anni di calunnie, Mondadori 1999, pp. 174ss.).

In linea generale Gibbon asseriva che "il totale disprezzo della verità e della verosimiglianza nella rappresentazione di questi martìri dei primi tempi fu causato da un errore molto naturale. Gli scrittori ecclesiastici del IV e del V secolo attribuirono ai magistrati di Roma la stessa dose di inflessibile e implacabile zelo che riempiva i loro petti contro gli eretici o gli idolatri del loro tempo"


ave
Annarella
2004-04-06 20:22:18 UTC
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Post by horux
Post by Annarella
Post by horux
Questo passo è considerato un falso dell'epoca medievale fatto da qualche
monaco
Mi dai le fonti di questa tua affermazione ?
Annarella
storico della Chiesa Duchesne (1843-1922)
Hermann Schiller dichiara che tutto ciò che Tacito ha scritto dei martiri cristiani è falso.
http://www.luciarobles.com/latino.htm

c'è qualcosa di più approfondito della tesina da liceo scientifico ?

Annarella
horux
2004-04-06 20:27:19 UTC
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" >storico della Chiesa Duchesne (1843-1922)
Post by Annarella
Post by horux
Hermann Schiller dichiara che tutto ciò che Tacito ha scritto dei martiri
cristiani è falso.
Post by Annarella
http://www.luciarobles.com/latino.htm
c'è qualcosa di più approfondito della tesina da liceo scientifico ?
Annarella
si
ci sono le lettere tra Seneca e S. Paolo e la Donazione di Costantino

queste bastano e avanzano per capire che i Cristiani falsificavano tutto
quello che potevano

ave
Annarella
2004-04-06 20:34:58 UTC
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Post by horux
ci sono le lettere tra Seneca e S. Paolo e la Donazione di Costantino
queste bastano e avanzano per capire che i Cristiani falsificavano tutto
quello che potevano
Allora le lettere tra Seneca e Paolo mi risultano una novità. Ma se mi
dici che esistono, stante che erano entrambi della prima metà del primo
secolo ......
La donazione di Costantino ho sempre saputo che era un'invenzione
medioevale per giustificare la supremazia papale.
Anche in questi casi mi dici dove trovare documentazione e, magari,
copia del testo ?

Annarella
Inbario
2004-04-06 20:46:50 UTC
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Post by Annarella
Post by horux
Questo passo è considerato un falso dell'epoca medievale fatto da qualche
monaco
Mi dai le fonti di questa tua affermazione ?
Annarella
storico della Chiesa Duchesne (1843-1922)

Hermann Schiller dichiara che tutto ciò che Tacito ha scritto dei martiri
cristiani è falso.

Uno vissuto nel XX secolo dichiara che uno scrittore di duemila anni prima
ha scritto il falso!Di primo acchito è un'affermazione gratuita.

Annali della Facoltà delle Lettere" di Bordeaux, l'Hochart afferma che il
paragrafo tacitiano relativo ai cristiani era un'aggiunta fattavi nel
medioevo.

Anche questa lascia perplessi:dopo secoli di possibili manomissioni in ogni
direzione.In tali circostanze una versione ha il valore dell'altra.

Nel 1900 il prof. Carlo Pascal dell'Università di Catania ha pubblicato un
opuscolo (L'incendio di Roma e i primi cristiani) che ha fatto molto
scalpore: in esso l'autore sostiene questa doppia tesi: 1° Nerone non fu
autore dell' incendio di Roma; 2° Veri autori furono i cristiani o per lo
meno alcuni cristiani fanatici.

C.Pascal, Nerone storia e leggenda, rist.an. Melita 1987), del
coinvolgimento reale di cristiani fanatizzanti (apocalittici ecc.), che si
confessarono autori e denunciarono gli altri compagni (Pascal, pp.316ss.;
oggi pure M.Fini, Nerone, duemila anni di calunnie, Mondadori 1999, pp.
174ss.).

In linea generale Gibbon asseriva che "il totale disprezzo della verità e
della verosimiglianza nella rappresentazione di questi martìri dei primi
tempi fu causato da un errore molto naturale. Gli scrittori ecclesiastici
del IV e del V secolo attribuirono ai magistrati di Roma la stessa dose di
inflessibile e implacabile zelo che riempiva i loro petti contro gli eretici
o gli idolatri del loro tempo"


L'impressione è che si crede a ciò che si vuol credere.Ma non è questa la
strada per cercare le ragioni della fede se si vuol credere, se non si vuol
credere...bhè tutto va bene.
Annarella
2004-04-06 20:50:16 UTC
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Post by horux
storico della Chiesa Duchesne (1843-1922)
Hermann Schiller dichiara che tutto ciò che Tacito ha scritto dei martiri
cristiani è falso.
come già detto .. qualche cosa che non sia una ricerca liceale c'è ?

Annarella
Annarella
2004-04-06 20:54:42 UTC
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Post by horux
In linea generale Gibbon asseriva che "il totale disprezzo della verità e
della verosimiglianza nella rappresentazione di questi martìri dei primi
tempi fu causato da un errore molto naturale. Gli scrittori ecclesiastici
del IV e del V secolo attribuirono ai magistrati di Roma la stessa dose di
inflessibile e implacabile zelo che riempiva i loro petti contro gli eretici
o gli idolatri del loro tempo"
Citazione originale di Gibbons:

http://www.ccel.org/g/gibbon/decline/volume1/chap15.htm

A perpetual stream of strangers and provincials flowed into the
capacious bosom of Rome. Whatever was strange or odious, whoever was
guilty or suspected, might hope, in the obscurity of that immense
capital, to elude the vigilance of the law. In such a various conflux of
nations, every teacher, either of truth or of falsehood, every founder,
whether of a virtuous or a criminal association, might easily multiply
his disciples or accomplices. The Christians of Rome, at the time of the
accidental persecution of Nero, are represented by Tacitus as already
amounting to a very great multitude, (167) and the language of that
great historian is almost similar to the style employed by Livy, when he
relates the introduction and the suppression of the rites of Bacchus.
After the Bacchanals had awakened the severity of the senate, it was
likewise apprehended that a very great multitude, as it were another
people, had been initiated into those abhorred mysteries. A more careful
inquiry soon demonstrated that the offenders did not exceed seven
thousand; a number indeed sufficiently alarming when considered as the
object of public justice. (168) It is with the same candid allowance
that we should interpret the vague expressions of Tacitus, and in a
former instance of Pliny, when they exaggerate the crowds of deluded
fanatics who had forsaken the established worship of the gods. The
church of Rome was undoubtedly the first and most populous of the
empire; and we are possessed of an authentic record which attests the
state of religion in that city about the middle of the third century,
and after a peace of thirty-eight years. The clergy, at that time,
consisted of a bishop, forty-six presbyters, seven deacons, as many
subdeacons, forty-two acolythes, and fifty readers, exorcists, and
porters. The number of widows, of the infirm, and of the poor, who were
maintained by the oblations of the faithful, amounted to fifteen
hundred.(169) From reason, as well as from the analogy of Antioch, we
may venture to estimate the Christians of Rome at about fifty thousand.
The populousness of that great capital cannot perhaps be exactly
ascertained; but the most modest calculation will not surely reduce it
lower than a million of inhabitants, of whom the Christians might
constitute at the most a twentieth part. (170)
Inbario
2004-04-06 20:56:06 UTC
Permalink
Fammi la grazia,sono le 23 non ho voglia di mettermi a tradurre,dimmi dei
passi salienti di questo brano grazie,ti son debitore.
Post by Annarella
Post by horux
In linea generale Gibbon asseriva che "il totale disprezzo della verità e
della verosimiglianza nella rappresentazione di questi martìri dei primi
tempi fu causato da un errore molto naturale. Gli scrittori ecclesiastici
del IV e del V secolo attribuirono ai magistrati di Roma la stessa dose di
inflessibile e implacabile zelo che riempiva i loro petti contro gli eretici
o gli idolatri del loro tempo"
http://www.ccel.org/g/gibbon/decline/volume1/chap15.htm
A perpetual stream of strangers and provincials flowed into the
capacious bosom of Rome. Whatever was strange or odious, whoever was
guilty or suspected, might hope, in the obscurity of that immense
capital, to elude the vigilance of the law. In such a various conflux of
nations, every teacher, either of truth or of falsehood, every founder,
whether of a virtuous or a criminal association, might easily multiply
his disciples or accomplices. The Christians of Rome, at the time of the
accidental persecution of Nero, are represented by Tacitus as already
amounting to a very great multitude, (167) and the language of that
great historian is almost similar to the style employed by Livy, when he
relates the introduction and the suppression of the rites of Bacchus.
After the Bacchanals had awakened the severity of the senate, it was
likewise apprehended that a very great multitude, as it were another
people, had been initiated into those abhorred mysteries. A more careful
inquiry soon demonstrated that the offenders did not exceed seven
thousand; a number indeed sufficiently alarming when considered as the
object of public justice. (168) It is with the same candid allowance
that we should interpret the vague expressions of Tacitus, and in a
former instance of Pliny, when they exaggerate the crowds of deluded
fanatics who had forsaken the established worship of the gods. The
church of Rome was undoubtedly the first and most populous of the
empire; and we are possessed of an authentic record which attests the
state of religion in that city about the middle of the third century,
and after a peace of thirty-eight years. The clergy, at that time,
consisted of a bishop, forty-six presbyters, seven deacons, as many
subdeacons, forty-two acolythes, and fifty readers, exorcists, and
porters. The number of widows, of the infirm, and of the poor, who were
maintained by the oblations of the faithful, amounted to fifteen
hundred.(169) From reason, as well as from the analogy of Antioch, we
may venture to estimate the Christians of Rome at about fifty thousand.
The populousness of that great capital cannot perhaps be exactly
ascertained; but the most modest calculation will not surely reduce it
lower than a million of inhabitants, of whom the Christians might
constitute at the most a twentieth part. (170)
Annarella
2004-04-06 20:58:07 UTC
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Post by Inbario
Fammi la grazia,sono le 23 non ho voglia di mettermi a tradurre,dimmi dei
passi salienti di questo brano grazie,ti son debitore.
In breve non nega Tacito, asserisce che ai tempi dell'incendio dovessero
essere circa 70 mila i cristiani presenti a Roma.

Annarella
Parmenide
2004-04-06 18:44:40 UTC
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Post by Sabato
Carissimi,
supponendo che la narrazione dei Vangeli sia interamente attendibile (non
voglio affrontare l'argomento) com'è possibile che lo stesso popolo che
acclama Gesù e ne festeggia l'ingresso trionfale, pochi giorni dopo ne
decida la morte addirittura automaledicensosi ("Il suo sangue ricada su noi
e sui nostri figli") pur di ottenerla?
Da più fonti, comprese quelle ufficiali, è noto che la crocifissione di
Cristo fu decisa dal sinedrio ed eseguita grazie all'autorità di Roma.
Necessitavano però delle accuse ... e quelle se non ci sono -> si inventano!
Cristo metteva in discussione la classe sacerdotale ed il principio di
autorità delle classi dominanti (... siete tutti fratelli ... ama il
prossimo ... guai a voi sepolcri imbiancati ... etc) questa fu la
ragione politica dell'organizzazione della sua morte (sulle ragioni
mistiche non mi avventuro perché non so se sei interessato ... )

Sul perché della mutevolezza del popolo che prima lo acclama (al suo
ingresso in Gerusalemme) e poi lo schernisce e lo fa oggetto di attacchi
verbali e materiali, esistono almeno ragioni che si studiano in
sociologia in "psicologia di massa".

In sintesi:
E' la dinamica arcinota di "andare in soccorso al vincitore".
Se passa il re, anche se nudo, solo un bambino può avere il coraggio di
gridare la verità.
Se passa un condannato, anche se innocente, solo un eroe può aiutarlo a
portare la sua croce.

Ecco, non mi sembra ci sia molto altro da dire ... sul piano della
sociologia ... purtroppo di mistica ... chi sarà l'interlocutore?

= : - O
Post by Sabato
Io una idea l'avrei, ma vorrei sentire la vostra...(non quella di Gibson che
evidentemente non é sfiorato dal problema visto che la folla ebrea del film
é unanime ed uniforme nella condanna senza una sola eccezione anche
pallida...il che la dice lunga:-)))
Sulla pornografia dell'iperverismo del dolore fino ad un'espansione che
tralasci il contesto e mostri l'ebbrezza deforme dello sperimentare la
violenza -> scendiamo nello studio delle psicodinamiche delle patologie
della mente umana o del come dare anche qui al popolo bue la sua corsa
dei tori ... magari al fine di farci dei soldi inzuppando il pane nella
curiosità morbosa di verificare fino a che punto si può spingere il
mostrare l'orrido.

Ci disse una volta un sacerdote:
"Perché non contemplate il crocifisso? ... perché non meditate sulla
croce come mezzo di salvezza?"

Ok ...
Io desidero ricordare Cristo quale arrampicato sulla croce fino a farne
un trono della vittoria sulla morte.
Non in stasi sul patibolo -> ma inafferrabile anche dalla materia.
A me la croce -> da orrore -> non venerazione!
E' il lato oscuro (che _deve_ esistere per completezza) di ciò che può
essere anche il canone più perfetto laddove diviene totemico.
E' il lato chiaro (che è visto solo da occhi che sanno vedere) di ciò
che può essere la vita di chiunque se non si piega al potere.
La croce assume valore mistico solo in quanto ornata del sangue di
Cristo e non di suo.
Il sangue di Cristo -del resto- non ha potenza catartica sul piano della
materia -> ma su quello simbolico.
E' lo spirito che è la sfera che ingloba tutte le semantiche comprese
quelle tangibili e non è il processo di interpretazione risolvibile sul
piano storico, sociologico, antropologico, psicologico, ... insomma solo
immanente.

In caso contrario stiamo parlando di storia delle religioni e non della
parte "invisibile e visibile" ossia del tutto.
Post by Sabato
Un caro saluto,
Sabato SCala
http://www.iltredicesimoapostolo.3000.it
Grazie della riflessione, e scusami della franchezza, spero che per te
sia un valore.

P.
Lucio di Madaura
2004-04-07 01:12:05 UTC
Permalink
Post by Sabato
Carissimi,
supponendo che la narrazione dei Vangeli sia interamente attendibile (non
voglio affrontare l'argomento) com'è possibile che lo stesso popolo che
acclama Gesù e ne festeggia l'ingresso trionfale, pochi giorni dopo ne
decida la morte addirittura automaledicensosi ("Il suo sangue ricada su noi
e sui nostri figli") pur di ottenerla?
Volubilità delle masse?

"Sa, queste masse..." (par.)



--

Lucius Madaurensis (per scrivermi mangia le ROSE)

"uno solo per me è diecimila"
artamano
2004-06-01 22:50:43 UTC
Permalink
http://www.queendido.org/jesus.htm

search this site
Viene qui riprodotto uno straordinario articolo apparso su Focus (maggio
2004).
Straordinario perché tratta in luce nuova il punto chiave della storia
umana.
E lo fa dall'interno della società borghese occidentale.

Gesù e le donne di Franco Capone
(con la collaborazione di Giacinto Mezzarobba)
Le reclutò come discepole. Sostenne la loro dignità.
E, quando risorse, si rivelò prima a loro.
Ecco perché tra i primi cristiani c'erano anche le sacerdotesse.
Ma poi scoppiò la "caccia alle streghe"...
Gesù di Nazaret era sposato? Molto probabilmente no. Praticava il celibato?
Quasi sicuramente sì, vista la sua vicinanza alla setta ebraica degli
esseni. Ma che amasse le donne è un fatto accertato dagli storici: non solo
le amava come persone, ma riconosceva loro anche dignità e rispetto. Secondo
la teologa americana Elisabeth Schussler, che ha approfondito forse più di
tutti i rapporti fra Gesù e il sesso femminile, le donne di oggi devono
sapere che il primo femminista fu, oltre 2 mila anni fa, proprio lui, il
Messia.
«Gesù si pose in forte rottura con le usanze palestinesi dell'epoca: la
legge ebraica, nell'interpretazione dei farisei, dava ben poco spazio alle
donne» osserva Remo Cacitti, docente di storia del cristianesimo antico
all'Università di Milano. «Si pensi alle norme sulla purezza, che impedivano
qualsiasi contatto durante il ciclo mestruale. Le donne non mangiavano con
gli uomini. Non partecipavano alle discussioni in pubblico, non potevano
uscire, se non per lavorare nei campi o per prendere l'acqua; dovevano
portare il velo. Non potevano testimoniare ai processi e potevano essere
ripudiate anche per futili motivi».
Una "comune" di seguaci. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe (I secolo d.C.)
ricorda che per la legge "la donna è inferiore all'uomo in ogni cosa". «Nel
tempio» aggiunge Cacitti «non avevano accesso alla sala del sacrificio
(riservata agli uomini): potevano stare solo in un'area marginale. Gesù ha
combattuto in un modo impensabile, per quei tempi, tutti i tabù sulle
donne». Il motivo era forse legato più alla sua battaglia sociale che a
quella teologica. Quando diceva "gli ultimi saranno i primi" nel nuovo Regno
(un tempo di giustizia che lui immaginava prossimo e in parte attuabile
subito con comportamenti concreti), si riferiva agli emarginati: malati e
perciò ritenuti impuri e peccatori; persone con problemi psichici, che
allora erano considerate indemoniate; poveri e pubblicani (ovvero esattori
delle tasse, di livello sociale anche alto, però malvisti dalla gente). In
questa vasta categoria di "ultimi", il sesso femminile era largamente
rappresentato: prostitute, donne ripudiate, vedove, tutte particolarmente
svantaggiate in una società patriarcale. Non solo i ricchi ("Difficilmente
un ricco entrerà nel regno dei cieli" dice Gesù in Matteo 19,23), ma lo
stesso fondamento della società ebraica, la famiglia patriarcale, fu da lui
duramente attaccato. Come? Con la vita comunitaria che proponeva ai suoi
seguaci di ambo i sessi: dovevano uscire dall'ambito familiare per
diffondere la nuova fede, cosa che per le donne poteva costituire una vera
liberazione da padri o mariti autoritari.
Discepole e ministre. L'affermazione di Gesù riportata nel Vangelo di Marco
(3,34) "Ecco mia madre e i miei fratelli" riferendosi ai suoi seguaci,
spiega quanto fosse forte l'alternativa della comunità. Gesù proponeva,
invece del digiuno, un pasto comunitario (che poi diventerà la santa messa),
e tra i discepoli le donne dividevano la mensa con gli uomini. Erano,
insomma, diventate soggetti del rito religioso, non più vissuto per
concessione dell'uomo o attraverso di lui. «Fra i discepoli» conferma
Cacitti «vi erano anche molte donne (Maria di Magdala, cioè la Maddalena,
Giovanna, moglie di Cusa, Susanna e tante altre, citate per esempio nel
Vangelo di Luca 8,2-3). Fatto davvero importante, quasi tutti i Vangeli
canonici concordano nel dire che, una volta risorto, Gesù apparve per primo
alle discepole». In due ricostruzioni apparve a Maria di Magdala (Marco 16,9
e Giovanni 20,14-18) e in un'altra (Matteo 28,9) anche a Maria di Cleofa.
Vangeli in rosa. «Sono le donne che avvertono i discepoli maschi del grande
evento: sono loro insomma le prime inviate di Gesù per l'annuncio della sua
resurrezione» argomenta Cacitti. L'analisi dei Vangeli consente di scoprire,
attraverso le concordanze fra i diversi autori, i punti di rottura con la
tradizione patriarcale dovuta all'emancipazione femminile sostenuta da Gesù.
Un esempio? L'episodio della donna che da 12 anni soffriva di emorragia
uterina, e per questo motivo era considerata impura ed era emarginata
(Matteo 9,20-22; Marco 5,25-34): sfidando il tabù dell'impurità, Gesù si fa
toccare da lei il mantello, sente che le forze gli vengono meno, ma decide
di guarirla. La chiama "figliola di Israele" e le dice di essere felice.
Altro atteggiamento rivoluzionario per l'epoca era quello di rivolgersi
anche ai non ebrei nella predicazione come nell'aiuto.
Una lezione per Gesù. Nell'episodio della madre cananea (Matteo 15,22-28),
una volta tanto è Gesù a essere spinto a fare una cosa giusta: per merito di
una donna. Il problema era se guarire o no la figlia di una pagana. Alla
richiesta della donna di guarire sua figlia indemoniata, Gesù disse: "Non
sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele (...) Non è
bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini". Ma Gesù recede
da questa posizione di chiusura quando la donna gli ricorda che anche i
cagnolini si cibano delle briciole quando cadono dalla tavola.
Primo: non ripudiarla. Sono molto spesso donne non giudee a credere in Gesù,
come nell'episodio della samaritana al pozzo. C'è poi il famoso capitolo in
difesa dell'adultera ("Chi è senza peccato...") oppure quello del fariseo e
la peccatrice (Luca 7,36-49), che viene perdonata. O ancora, le risposte di
Gesù ai farisei sul divorzio. «In un tempo in cui il dibattito era se
ripudiare la moglie per adulterio o perché aveva sbagliato a mettere il sale
nella minestra» dice ironicamente Cacitti «lui aveva una posizione sul
matrimonio più equa per la donna». In Matteo 19,4-9, Gesù dice: "Non avete
letto che il Creatore lì creò da principio maschio e femmina e disse che per
questo l'uomo (...) si unirà a una moglie e questi saranno una carne sola?
(...) Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le
vostre mogli, ma all'inizio non era così. In verità vi dico: chiunque
ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa
un'altra commette adulterio". Gesù tendeva a parificare l'uomo e la donna, a
sfumare i confini del maschile e del femminile. Secondo Schussler
interpretava Dio in un modo nuovo: avrebbe sposato il concetto di Dio-Sophia
(spirito-sapienza). Gesù, figlio di Dio, è anche Sophia e questa è sia
maschile sia femminile. «Gesù era interessato al superamento dei sessi»
afferma Cacitti «atteggiamento che si riflette quando spiega ai farisei che
se uno in vita ha sposato 7 mogli, le ritroverà nel regno dei cieli per
condividere con tutte un amore più profondo di quello della carne».
Donna-profeta. Significativo anche l'episodio che ha ispirato il libro di
Schussler In memoria di lei (Claudiana editrice). E' riportato in tutte le
versioni evangeliche ed è ambientato durante la cena di Betania, non molto
prima della cattura e della morte di Gesù. Una donna unge con olio prezioso
i piedi (oppure la testa, secondo le versioni) di Gesù, in un rito che, per
Schussler, era destinato solo a un Messia: dunque, un rito che attribuisce
un ruolo profetico alla donna. I curatori maschi dei Vangeli, intervenuti in
tempi in cui la donna venne di nuovo emarginata, hanno forse modificato in
senso restrittivo il brano (per esempio, manca il nome della donna), ma
resta significativo quello che dice Gesù in risposta alle critiche
"maschiliste" dei discepoli: "Dovunque sarà predicato l'evangelo, anche
quello che costei ha fatto sarà raccontato in memoria di lei" (Matteo
26,13).
Testimone indipendente. E' un fatto storico che dopo la morte di Gesù le
donne presero alla lettera i suoi insegnamenti per l'emancipazione. Fino a
che punto lo rivela una fonte esterna al dibattito fra i primi cristiani e
per questo particolarmente attendibile: il governatore romano Plinio il
Giovane (I secolo d.C.). Plinio stava istruendo processi ai cristiani con
alcune condanne a morte e scrisse all'imperatore Traiano.
Ecco Gesù secondo Gibson
E' costato 25 milioni di dollari ed è già noto come film di violenza cruda.
"La passione di Cristo", di Mel Gibson, al cinema da aprile, porta in scena
una storia di interesse (e di incasso) sicuro, perché parla di Gesù. Ma
c'era bisogno di evidenziare l'aspetto più truce della passione? Forse
Gibson, integralista cristiano, ha voluto scuotere i fedeli.
Errori. Ma quando si descrive una religione senza tenere conto dei contesti
politici ed economici, si rischia di sbagliare. Il film, infatti, ripropone
la colpa degli ebrei nella crocifissione di Cristo. «E' solo un mito» dice
Cristiano Grottanelli docente di storia delle religioni all'Università di
Firenze. «Gesù fu crocifisso per decisione di Pilato, che lo eliminò perché
era un problema politico e d'ordine pubblico».
Regine dell'altare. E in una lettera disse di avere sottoposto a tortura due
schiave che si definivano ministre, ovvero sacerdotesse: una prova evidente
che a quel tempo erano presenti donne-prete. Non solo: dagli Atti degli
Apostoli alle numerose Lettere di Paolo (ai Romani, Corinzi eccetera),
emerge che diverse donne erano a capo delle prime comunità cristiane. Per
esempio Febe, patrona della Chiesa di Cencrea, il porto di Corinto. Altre
battezzavano, come Tecla. Le comunità cristiane potevano contare, negli
ambienti ellenistici e romani, sulla tendenza da parte delle donne
benestanti a partecipare a sette (all'epoca erano di moda quelle pitagoriche
e i misteri orfici). Inoltre la casa e la mensa comunitaria, aree d'azione
femminile in cui si riunivano i primi cristiani, si opponevano al primato
ebraico e patriarcale del tempio. Donne anche facoltose garantivano
ospitalità e organizzavano i fedeli.
Pietro contro Maddalena. Una cosa è certa: fra i cristiani si scatenò ben
presto una battaglia sul ruolo della donna. Il fatto che solo Luca indichi
Pietro come primo testimone della resurrezione di Cristo viene interpretato
dagli studiosi come una traccia del conflitto fra i seguaci di Pietro e
quelli di Maria di Magdala, che pure ebbe una funzione carismatica. Il
Vangelo apocrifo di Tommaso riflette questa battaglia. In Tommaso (121)
Simon Pietro dice: "Maria sia allontanata di mezzo a noi perché le donne non
sono degne della vita. Gesù allora risponde: 'Ecco, io la trarrò a me in
modo da farla diventare un maschio, affinché anch'essa possa diventare uno
spirito vivo' (...)". E in Tommaso (27) aggiunge: "Quando farete del maschio
e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la
femmina non sia più femmina (...) allora entrerete nel Regno".
Eva? L'altra metà di Adamo
Il gruppo di Gesù non fu l'unico a opporsi ai farisei. Gli scavi indicano
che a Qumran, sul Mar Morto, dove gli esseni si ritirarono in polemica coi
farisei, c'erano anche donne. «E alcuni ebrei della diaspora, i terapeuti»
spiega Cacitti «fondarono comunità religiose di uomini e donne ad
Alessandria, come riferisce Filone». Di un ruolo femminile importante c'è
traccia anche nell'Antico Testamento. «Le creazioni dell'uomo, nella Genesi,
sono due: in una Dio creò il pupazzo di fango a cui diede vita come uomo e
donna insieme. Nell'altra addormentò Adamo e fece la donna da una sua
costola, come immagine dell'uomo, immagine di Dio».
Non solo costola. Osserva il filosofo Mauro Fracas: «il termine ebraico
"selah" vuol dire costola, ma anche lato, elemento di complementarietà di
una stessa cosa. Infatti i lati dell'arca dell'Alleanza sono definiti
selah». Altra stranezza: nella Bibbia c'è due volte un canto di vittoria per
avere superato il Mar Rosso. Uno lo intonano Mosè e Aronne; l'altro Miriam,
loro sorella. E divenne una sorta di danza estatica delle donne. In base a
una versione trovata a Qumran, si pensa che il canto originale fosse quello
di Miriam, a dimostrazione del peso della donna anche nella cultura ebraica
del passato.
Da "ministre" a "serve". E mentre in un altro Vangelo apocrifo, il Vangelo
di Maria, si sostiene l'autorità di Maria di Magdala per il fatto che
"Cristo l'amò più di tutti gli altri discepoli", nelle Costituzioni
Apostoliche (un testo del 500) si sostiene l'esclusione delle donne dal
ministero. E la contraddizione era presente persino in san Paolo, grande
organizzatore del cristianesimo primitivo. Si va da quel "Tacciano le donne
in assemblea, perché non è loro permesso di parlare; stiano invece
sottomesse (...)" nella prima lettera ai Corinzi (14,34-36) fino alla
dichiarazione (Galati 3,28) che tutte le distinzioni fra ebrei e greci,
liberi e schiavi, uomini e donne sono cancellate e non hanno più alcun
significato nel corpo di Cristo. Nelle sue lettere, Paolo si riferisce a
donne dirigenti di Chiese. Ministre come Giunia o Prisca avevano da tempo
funzioni direttive, erano a un livello simile a Paolo nel movimento
cristiano primitivo. Ecco perché gli esegeti, cioè gli studiosi delle
scritture, sono divisi sull'autenticità di quel "tacciano le donne in
assemblea" che potrebbe essere stato aggiunto in tempi di restaurazione
maschilista. Tempi in cui nelle traduzioni dal greco si preferiva definire
le religiose importanti "serve" della Chiesa e non patrone o ministre, allo
scopo di sminuire il ruolo. Operazione, però, poco realistica: nel II secolo
il filosofo Celso riferiva che fra i cristiani "ci sono i marcelliani,
seguaci di Marcellina, gli arpocraziani, seguaci di Salomè, e altri ancora
di Maria Maddalena e di Marta". Anche se il cristianesimo si poneva come
religione universale, doveva fare i conti con società dove il potere
economico e politico era dei maschi. E anche la religione, alla fine, non
poteva che riflettere questa realtà. Gradualmente vi fu quindi una
restaurazione. Ovunque fosse attuata, si invocava il "fatto" che Eva era
stata originata da una costola di Adamo a riprova dell'inferiorità della
donna. «Ma se Adamo diede i nomi agli animali (Genesi 2,19-20), e attribuire
un nome nella cultura ebraica significava prendere possesso» dice il
filosofo Mauro Fracas «non lo fa con la donna. E' Dio che dà nome alla nuova
creatura, ed è quindi l'unico ad accampare diritti su di lei».
Dio? Madre e padre. Altra giustificazione maschilista: era stata Eva a
commettere il peccato originale. Ma per gli gnostici, che pensavano a un Dio
severo della Creazione e a un Dio buono svelato da Gesù, il vero colpevole
era stato Adamo che non aveva difeso dall'errore fatale la sua donna:
dopotutto, Eva era stata ingannata da un serpente che era in realtà un
potente angelo decaduto. Le cose però andarono in un'altra direzione: vinse
la restaurazione patriarcale, anche contro gruppi "eretici" come marcioniti,
gnostici e montanisti. Il valore dell'elemento femminile però era ancora
vivo nel I Concilio di Nicea (325) in cui fu riconosciuto il ruolo delle
diaconesse nel battesimo e come aiutanti all'altare. Erano meno importanti
dei sacerdoti, ma appartenevano pur sempre a un ordine sacro. Nei documenti
storici, presentati nel sito www.womenpriests.org, le diaconesse erano
ordinate con complessi riti sacramentali. E' vero che due concili locali,
quelli di Orange ("Nessuna donna venga ordinata diacono", 441) e di Epanon
("E' abrogata la congregazione delle diaconesse", 517) vietarono il
diaconato femminile, ma era ancora una realtà diffusa nel II Concilio di
Nicea del 787. Per sette secoli i concili lo avevano riconosciuto. Poi
l'esclusione, sancita dal Capitolario di Teodolfo di Orleans nell'800 circa:
"Quando il prete celebra messa, le donne non devono in alcun modo
avvicinarsi all'altare (...) e devono ricordare l'inferiorità del loro
sesso, avendo timore di toccare qualsiasi cosa sacra nel ministero della
Chiesa". Nel 1100 si parlava ancora di natura anche materna di Dio e di
"madre Gesù" (Anselmo da Canterbury), ma ormai era già iniziata la gara per
mandare al rogo le donne come streghe.

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